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Implicazione tecnica della nuova disponibilità di dati relativi ai casi di infezione confermata da virus SARS-CoV-2 sintomatici notificati dalla Regione Lombardia

Ai sensi del DM Salute del 30 aprile 2020, il Ministero della Salute, tramite apposita cabina di regia, che coinvolge le Regioni/PP.AA. e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), raccoglie le informazioni necessarie per la classificazione del rischio e realizza una classificazione settimanale del livello di rischio di una trasmissione non controllata e non gestibile di SARS-CoV-2 nelle Regioni/PPAA.

Il monitoraggio prevede il calcolo di 16 indicatori obbligatori e, se disponibili nei dati, 5 indicatori opzionali tramite la raccolta di dati da numerosi flussi informativi.

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Allegato SARS CoV 2


55 Sindaci scrivono al Presidente Attilio Fontana

Egregio Presidente Fontana,

constatiamo purtroppo che per la seconda volta nell'arco di pochi mesi il Consiglio regionale sta approvando degli ordini del giorno con cui si destinano risorse economiche a Comuni senza la minima trasparenza, la valutazione di progetti almeno preliminari e senza una valutazione oggettiva dei progetti finanziati.

Non contestiamo, anzi condividiamo, il finanziamento a progetti di natura sovracomunale come la riqualificazione di strade provinciali, stazioni ferroviarie o fermate della metropolitana ma ci stupisce notare che tra i progetti finanziati vi siano anche interventi di manutenzione straordinaria di edifici pubblici e parchi, realizzazione di piste ciclabili, mezzi per le locali Protezioni civili e la realizzazione di rotatorie. Ci chiediamo quale sia la motivazione che ha spinto i consiglieri regionali ad approvare questi ordini del giorno e perché non abbiano chiesto a tutti i sindaci se ci fossero progetti degni di finanziamento nei singoli territori. Sappiamo che non dobbiamo porre a lei questo quesito ma a lei, Presidente, dobbiamo invece porre questo problema perché tale lo riteniamo.

Non vogliamo essere fraintesi. Le risorse erogate da Regione Lombardia a tutti i comuni lombardi con la Legge regionale 4 maggio 2020 n. 9 “Interventi per la ripresa economica” sono state utilissime e tutti gli amministratori si sono impegnati a spenderle in tempi brevi condividendo la necessità di realizzare investimenti con l'obiettivo di sostenere l'economia locale. Quelle risorse però sono state destinate tenendo giustamente in considerazione il criterio oggettivo del numero di abitanti di tutti i nostri Comuni e hanno permesso di realizzare interventi attesi da anni.

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La scuola come priorità

Questo documento si propone di intervenire nel dibattito in corso sulla riapertura delle scuole di ogni ordine, con una premessa doverosa, per esprimere alcuni suggerimenti sui problemi da aggredire per poter garantire una ripresa delle attività didattiche in sicurezza e in tempi rapidi: in modo particolare, la sicurezza sanitaria, il potenziamento dei trasporti e maggiore flessibilità nell’organizzazione scolastica.

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La scuola come priorità DEF

Richiesta di revisione della legge regionale 23/2015

Stimatissimi,

la presente vi giunge dopo mesi di riflessioni fatte direttamente sul campo di battaglia, in prima linea come voi sapete, tentando di gestire, arginare l’emergenza nata dalla pandemia di Covid 19.

Sono mesi, appunto, in cui nessuno di noi si è risparmiato, cercando soluzioni, provando ad aiutare, lavorando senza sosta per essere al fianco dei propri cittadini, lì dove tante volte non riesce ad arrivare il sistema sanitario, sistema del quale, è evidente, la situazione ancora in corso ha portato a galla ed insieme esasperato inefficienze e lacune.

I comuni e i Sindaci sono il primo interlocutore del cittadino, che ci conosce a volte anche personalmente e si aspetta, come è giusto, che lo tuteliamo nel senso più ampio possibile del termine. I Comuni sono i veri interpreti dei bisogni delle persone e ne sentono il polso reale.

Eppure la verità è che per molti aspetti abbiamo le mani legate, ci troviamo in una situazione paradossale, nella quale tanto ci viene chiesto – e cerchiamo di fare anche di più, pur con i limitati mezzi organizzativi ed economici a disposizione –, ma così poco a volte possiamo fare.

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Revisione legge 23 Regionale

La gestione dell’emergenza Covid-19 da parte dell’Unione Europea

La pandemia da Covid-19 ha determinato una situazione di emergenza a livello globale che ha imposto e impone risposte politiche concrete e sinergiche tra i diversi livelli di governance (locale, regionale, nazionale e sovranazionale).

L’Unione Europea ha messo in campo misure importanti nell’ambito di quello che è attualmente il proprio “perimetro di competenza” e con questo Report vogliamo approfondire le singole misure attivate a livello europeo, provando anche a raccontare l’impatto delle stesse per il nostro Paese.

È però opportuno ricordare che l’attuale assetto istituzionale europeo non consente, in considerazione di quanto previsto dagli stessi Trattati europei, di rispondere a determinate emergenze come queste richiederebbero e la pandemia da Covid-19 ne è un esempio concreto: la politica sanitaria, infatti, non rientra nelle sfere di competenza dell’UE, avendo quest’ultima un mero ruolo di coordinamento delle politiche sanitarie dei propri Stati membri, che mantengono sulle stesse piena sovranità. Dato questo che impatta sull’efficacia delle risposteche l’Unione Europea in quanto istituzione sovranazionale (e non come sommatoria di singoli interessi nazionali) è in grado di fornire ai cittadini e alle imprese europei.

Come si evince anche da un sondaggio del Parlamento europeo condotto a fine aprile, il 69% degli intervistati totali vorrebbe un’Europa più forte e con maggiori competenze per gestire crisi come quella in corso (se si considerano solo gli intervistati di nazionalità italiana il dato cresce al 77%), dato questo da incrociare con il 57% degli intervistati totali che non è soddisfatto dell’attuale sistema di solidarietà tra gli Stati membri (tra i cittadini europei più insoddisfatti ci sono gli italiani, insieme ai greci). I cittadini europei sono critici verso l’attuale UE perché questa non gode oggi dei poteri e delle competenze per rispondere in modo adeguato ai bisogni delle persone, delle imprese delle associazioni e della società civile europea.

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