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22 NOVEMBRE 2019

Facciamo luce sulla violenza di genere

Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Sono tre le premesse a cui tengo particolarmente:

-  quando parliamo di violenza contro le donne parliamo di violazione dei diritti umani; 

- tale violazione deriva dalle costanti discriminazioni, dal punto di vista legale e pratico, tra uomo e donna; 

- non possiamo trattare questo problema senza considerare quali implicazioni gravissime trascini con sé e quali obiettivi cruciali ostacoli.

 

La maggior parte delle persone fatica a comprendere e ad avere consapevolezza delle dimensioni di questo dramma: una donna su tre ha subìto violenza nel corso della propria vita. Una donna viene uccisa ogni tre giorni per mano del partner o di un familiare. Sono 94 le donne uccise solo dall’inizio del 2019.

Che un Paese riconosca di avere un problema così costante e tragico è condizione fondamentale per iniziare una lotta efficace e progressiva contro lo stesso. Eppure, in Italia di violenza di genere si parla ancora troppo poco e le istituzioni faticano a metterla tra le priorità assolute delle loro agende.

A mio avviso, la mancanza di un dibattito serio sul tema è dovuta a due motivazioni principali: la prima è che fatichiamo ancora molto ad interiorizzare il concetto che “il privato è pubblico”, che le istituzioni e la politica devono avere la forza di andare oltre le mura domestiche. La seconda, forse ancora più problematica perché potrebbe risolvere la prima, riguarda il modo in cui i media affrontano l’argomento. Abbiamo assistito a pagine e pagine di cronaca che colpevolizzavano le vittime invece che i carnefici. Giornalisti che speculano sulle possibili cause che hanno portato le donne a “scegliersi l’uomo sbagliato”, scavando su questioni che non li riguardano e che mai avrebbero potuto giustificare la loro morte.

 

Non c’è “uomo sbagliato”, non c’è episodio della propria vita, né contesto che possa giustificare lontanamente l’omicidio di una donna. Per fortuna però sono tante le donne e gli uomini che si spendono quotidianamente per sconfiggere la piaga del femminicidio.  A loro, oggi, deve andare il nostro grazie più sentito, soprattutto perché operano spesso in condizioni economiche di grandissima difficoltà.

 

Per chi gestisce un centro antiviolenza è impossibile operare qualunque tipo di pianificazione, poiché l’arrivo dei fondi è sempre incerto. I tanti interventi sui territori per diffondere i servizi, quali il numero 1522 per le vittime di violenza, stanno contribuendo a far aumentare le richieste di aiuto ma i fondi non crescono. Non solo, nella maggior parte delle Regioni italiane ci sono ritardi fino a tre anni. Per uscire da questa situazione non si può parlare di violenza di genere solo il 25 novembre.

 

Servono interventi strutturali, fondi e un impegno concreto per sconfiggere una cultura che colpevolizza le vittime e sminuisce il problema. Il nostro Partito deve farsi promotore dell’incentivo dei fondi sia per le realtà che già operano nei territori, sia per quelli destinati alla prevenzione. Le recidive in coloro che finiscono in carcere per aver commesso un atto di violenza sono circa del 90%, ma quando vengono messi in atto programmi di recupero dei maltrattanti diminuiscono drasticamente. Combattere la violenza di genere si può, i fatti lo dimostrano, ma non possiamo lasciare che un problema di tali dimensioni venga affrontato con una prospettiva di breve periodo.

 

Vorrei concludere mandando un pensiero a tutte le donne che, anche questo 25 novembre, continueranno a vivere nel silenzio, nel dolore, nella solitudine. Il mio auspicio è che possano essere raggiunte e salvate prima che sia troppo tardi ed è responsabilità di tutte e tutti noi fare in modo che ciò avvenga.