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RassegnaStampa 11 FEBBRAIO 2019
Silvia Roggiani: «Voglio un Pd che si apre e ascolta di più i suoi territori»

Silvia Roggiani: «Voglio un Pd che si apre e ascolta di più i suoi territori»

L'intervista di Milano Sud alla nostra segretaria metropolitana Silvia Roggiani

di La redazione

L'intervista a cura di Lea Miniutti di Milano Sud alla nostra segretaria metropolitana Silvia Roggiani. 

 

Silvia, 34 anni è la nuova segretaria del Pd Milano Metropolitana, eletta con il 60 per cento delle preferenze. Un risultato al di là di ogni previsione, che premia un percorso politico, iniziato con l’elezione a consigliera giovanissima a Ferno, nel varesotto. Proseguito nel 2004 con l’incontro con l’europarlamentare Patrizia Toia e poi con l'impegno in Bella Ciao Milano per il 70° anniversario della Liberazione. Impegno dal quale è arrivata la segreteria del Pd Milano Metropolitana e infine l’elezione a segretaria.

   

“Il mio Pd sarà aperto, inclusivo, sempre in prima linea” hai dichiarato appena eletta. Qual è ora il tuo programma?

Innanzitutto vorrei un maggiore coinvolgimento di tutti i membri della segreteria ma anche dei nostri amministratori. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo inaugurato la segreteria itinerante: ogni mese ci riuniamo in un posto diverso, abbiamo iniziato a Quarto Oggiaro, poi Cesano Boscone e Cornaredo. Non è solo una cosa simbolica, ma è un modo per dire che voglio un Pd che si apre e ascolta di più i suoi territori. Poi voglio puntare molto sulla formazione: è per questo che stiamo lavorando ad una scuola dedicata ai temi dell’Europa e a un'altra per i nuovi amministratori. Ci vuole unità, ma non in senso astratto. Mi spiego meglio: ora siamo nella fase congressuale ed è giusto che ci sia un confronto tra le parti, l’importante è che il 4 marzo, all’indomani del voto, si sia uniti nel riconoscere il nostro segretario.

 

Prossime elezioni a palazzo Marino, quali le strategie da qui al 2021? 

Attuando, prima di tutto, il piano 40 quartieri, uno dei pilastri del programma elettorale di Beppe Sala. È chiaro che faremo di tutto perché il lavoro fatto venga comunicato e soprattutto percepito dai cittadini. È proprio in quelle periferie dove facciamo più fatica che andrà fatto un lavoro più capillare. Ci sono tanti milanesi che vivono nelle case Aler di Regione Lombardia, ma purtroppo non percepiscono che la responsabilità di quell’abbandono che spesso subiscono è della Lega, e non nostra. Milano ha cambiato volto in questi anni, e l’amministrazione molto sta facendo anche in ottica di recupero degli spazi: sono certa che restituire socialità e avviare nuovi percorsi sia uno dei modi per aggredire il degrado e far percepire maggiore sicurezza ai cittadini.

Poi dobbiamo sostenere la rimodulazione tariffaria di Atm, che premia chi usa stabilmente i mezzi pubblici e i pendolari dell’hinterland, che sono svantaggiati da un trasporto pubblico costoso e iniquo.

 

In questo 2019 ci sono inoltre le elezioni europee. Ottimista?

Quest’anno le llezioni europee sono davvero cruciali. Un’Europa disgregata dove riaffiorano sentimenti sovranisti è un pericolo per tutti e ci fa perdere tante opportunità, penso ai fondi europei con cui in questi anni abbiamo cambiato il volto di tante città, Milano inclusa, o all'Erasmus per i nostri giovani.

 

Le donne sono ancora poche nei posti di comando sia in politica sia nel mondo del lavoro, cosa possiamo fare?

Dopo l’elezione a segretaria mi sento più femminista di ieri. Sono determinata, e per questo sto lavorando con le Donne Democratiche, nel mettere al centro temi come la parità e la rappresentanza di genere. Questo governo ha una visione maschilista della società, basti leggere le dichiarazioni del ministro della Famiglia, Fontana, e il ddl Pillon. Credo che essere femministe oggi sia davvero una necessità, perché ci sono diritti acquisiti che rischiano di essere messi in discussione e, purtroppo, ancora non viene garantita una vera possibilità, a tutte, di conciliare un progetto familiare con quello lavorativo. Quanto alle donne che vorrebbero impegnarsi in politica: spero che la mia elezione sia uno stimolo a impegnarsi per tante che hanno timore e si sentono ancora scoraggiate. 

Tra i giovani, ragazze e ragazzi, sono pochi gli iscritti ai partiti. Penso che dobbiamo coinvolgere di più i nostri ragazzi, e lo dico da trentenne. Dobbiamo puntare su un linguaggio diretto, usare di più e meglio i social network, e con questo non intendo dire che dobbiamo usare un linguaggio populista o parlare con slogan. E poi soprattutto dobbiamo affrontare il tema lavoro. Anche oggi, come rileva un sondaggio Ipsos, è quella la priorità. Oggi un giovane su 4 dichiara che non vuole figli perché ha paura del futuro. È compito nostro restituire ciò che ci stanno togliendo e affiancare i ragazzi nelle battaglie che stanno portando avanti, per esempio a Milano sul clima o per i diritti dei rider.

 

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