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PDNews 13 APRILE 2018
Osvaldo Brioschi, pioniere della Resistenza a Milano

Osvaldo Brioschi, pioniere della Resistenza a Milano

Volti alla Libertà. Storie e volti delle donne e degli uomini della Resistenza nel Milanese

di La redazione

Osvaldo Brioschi, operaio, partigiano (Milano, 23 giugno 1925 - Valcuvia, 18 novembre 1943)

Era nato a Milano e abitava nel quartiere delle “case minime” in via Norico 2, Osvaldo Brioschi, operaio allo stabilimento aeronautico Caproni di Taliedo. Comunista libertario, era in collegamento con Germinale Concordia, futuro comandante delle formazioni anarchiche cittadine, e prese parte alla costituzione dei primi nuclei libertari nella zona di Taliedo, che confluirono nelle Brigate “Bruzzi Malatesta”.

Dopo l’8 settembre 1943, insieme ad altri operai della Caproni, intraprese la resistenza armata contro i tedeschi, partecipando alla difesa armata della fabbrica. Fu Osvaldo Brioschi, con altri amici del rione, a compiere la prima azione rilevante della Resistenza milanese: l'1 ottobre fece esplodere il deposito di munizioni della locale batteria antiaerea ai sabbioni, enormi cumuli di sabbia proveniente dagli scavi dell’Idroscalo, depositati tra piazza Ovidio e viale Forlanini.

Ricercato dalle forze dell’ordine, assieme agli amici e compagni di lavoro Lorenzo Alberti e Giovanni Vacca, fu costretti ad abbandonare le città. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre raggiunsero la formazione del colonnello Carlo Croce sul Monte San Martino di Valcuvia, sopra Varese.

Da Porto Valtravaglia una formazione di soldati si era diretta verso Vallalta, sul monte San Martino sopra Varese, per opporsi ai tedeschi. A comandarla c’era il colonnello Carlo Croce. Di lui ha scritto Giorgio Bocca: "E' un ufficiale coraggioso e onesto che sente anche formalmente l'impegno morale della Resistenza, scegliendosi un nome di battaglia come Giustizia, dando al suo gruppo il motto "Non si è posto fango sul nostro volto".

Su quelle montagne tutti i giorni arrivavano giovani intenzionati a far parte del gruppo. Molti erano di Milano, e più d’uno proveniva dai quartieri popolari e dalle fabbriche. La formazione si era man mano ingrandita e aveva assunto il nome di "Esercito Italiano Gruppo Cinque Giornate - Monte San Martino”, per sottolineare il carattere apolitico e risorgimentale.

La popolazione e i parroci dei paesi sulle pendici della montagna diedero aiuto e sostegno ai combattenti, mettendo a repentaglio anche la propria vita. Si unirono ai ribelli anche prigionieri di guerra, fuggiti dai campi di concentramento, e soldati di varie nazionalità. Accanto a uomini animati da grandi ideali c'era anche chi veniva a rifugiarsi per sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi, ed anche costoro diedero con coraggio il proprio contributo durante la battaglia.

L’intenzione del colonnello era di assestarsi su quei monti, utilizzare le fortificazioni della “Linea Cadorna” esistenti fin dalla prima guerra mondiale, e da lì combattere i tedeschi.

Il 13 novembre le truppe della Wehrmacht sferrarono un attacco decisivo, con notevole impiego di mezzi, aviazione compresa, costringendo Croce e i suoi uomini a ripiegare. L’esistenza di un sistema di gallerie consentì alla maggior parte dei combattenti di riparare in Svizzera, ma due di loro rimasero uccisi durante gli scontri, mentre altri 36 incapparono nei rastrellamenti tedeschi. Tra di loro c'era anche Osvaldo Brioschi. Venne fucilato sul piazzale della ex Caserma Cadorna, insieme ai compagni con cui era fuggito da Milano.

I poveri corpi vennero sepolti clandestinamente qualche giorno dopo, grazie all’intervento di don Antonio Gatti, parroco di Duno, poiché i tedeschi e i repubblichini ne avevano dato assoluto divieto.

Le salme vennero in seguito traslate dai cimiteri di Cuvio e Mesenzana al cimitero Maggiore di Milano, con solenne cerimonia promossa dal C.L.N. e dall’A.N.P.I milanese, il 10 febbraio del 1946.

Sul piano militare la battaglia del San Martino ebbe un esito fallimentare, ma non poteva essere diversamente in quel momento e con quella disparità di forze; certamente fu debole o inesistente la componente politica e la caratterizzazione ideologica di una formazione che si presentava come “Esercito Italiano”. E’ innegabile tuttavia, che i combattimenti del San Martino ebbero un forte impatto emozionale e un'importante carica suggestiva per quei giovani che, dopo lo sbandamento seguito all’Armistizio e l’occupazione tedesca, mutarono la scelta resistenziale.

(Tratto dal libro di Claudio De Biaggi: “Storie Resistenti. La memoria dei caduti per la Patria e per la Libertà, nelle lapidi e nei monumenti della Zona Quattro di Milano”.  Edito dal Coordinamento delle Sezioni ANPI della Zona 4 di Milano. Milano 2008)

La sezione ANPI di Ponte Lambro-Morsenchio-Forlanini-Mecenate è dedicata alla sua memoria.