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05 OTTOBRE 2018

Le spese immorali e l'indispensabile superfluo

Dopo “Abbiamo abolito la povertà”, il tripudio dell’inverosimile è “Eviteremo che i cittadini possano spendere il reddito di cittadinanza in spese immorali”
 

Tralascio l’idea che dare un sussidio a chi non lavora e tassare chi invece lo fa, aumentando la spesa pubblica invece di abbassare le tasse per favorire lo sviluppo, sia un’idea completamente sbagliata e pericolosa. E mi soffermo, invece, sulla logica e sul pensiero che si cela - neppure troppo velatamente - sulla frase pronunciata da Di Maio.

Senza scomodare Hegel e lo Stato etico, il reddito di cittadinanza in versione Cinque Stelle mostra tutta l’arroganza di uno Stato che si arroga perfino il diritto di detenere il giudizio morale, di uno Stato paternalistico e autoritario che ha una percezione tutt’altro che positiva della povertà.
I paletti ipotizzati dal vicepremier grillino per l’impiego del reddito di cittadinanza sono quelli di uno Stato dove la povertà diventa quasi una colpa; di un Paese dove se sei povero, allora, puoi ambire al massimo a soddisfare i bisogni primari. 


Io dico, invece, a proposito del grande dilemma tra cosa sia morale e cosa no, che di immorale ci vedo solo chi oggi indebita il nostro Paese per rendere meno sostenibile il sistema pensionistico e abbassare le tasse ai ricchi, scippando il futuro a quelli che ancora non hanno avuto la possibilità di scegliere da chi farsi governare. 
È per questo che ho trovato particolarmente efficace e calzante il Buongiorno di Mattia Feltri su La Stampa di oggi. “Niente è più indispensabile del superfluo quando si rivuole un decoro” , ha scritto portando alla memoria la storia di Adriano Sofri che, andando nella Sarajevo assediata, non portava alle donne generi di prima necessità, bensì creme e cosmetici.  

Sì, perché è il superfluo che ci dà dignità, mentre loro che si nutrono di paura e controllo sono riusciti perfino a ridicolizzare la povertà. 
Altro che decreto dignità o governo e manovra del popolo, forse era questo il senso di abolire la povertà: nasconderla.