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21 MARZO 2018

Oltre il modello Milano, la politica delle idee

Con l’espressione “modello Milano” alcuni indicano una capacità amministrativa cittadina, altri l’idea di un centrosinistra ampio con vocazione di governo, altri ancora un modello di partito inclusivo e vivo, che mette la mobilitazione al centro della propria attività.
 

Mercoledì scorso, all’assemblea degli iscritti e degli elettori, ho detto - in modo un po’ provocatorio - che il modello Milano non esiste.
I modelli sono per loro natura replicabili e tutto ciò che riguarda Milano invece non lo è. Milano è unica come amministrazione, come vita politica e sociale, come composizione demografica. Milano è l’espressione di una grande identità che tiene insieme diverse sfumature ed elementi che si intersecano senza soffocarsi l’un l’altro. 
Milano non è un modello ma ha le caratteristiche di un’esperienza efficace e utile per il Paese. Milano si regge sulla capacità di un centrosinistra pragmatico che ha fondato, su scelte concrete e di governo, la propria storia di alleanze.

L’attuale alleanza che governa la città di Milano si è fondata sulla base del voto agli scali ferroviari. Alla fine della giunta Pisapia su quel voto la giunta si spaccò, e chi votò a favore è stata poi quella parte che ha vinto le elezioni con Beppe Sala. Una maggioranza, espressione di un centrosinistra ampio ed inclusivo, che rappresenta oggi una giunta capace di prendersi le proprie responsabilità nell’affrontare scelte di governo serie, e non di pura rappresentanza.
 

Nella maggior parte dei comuni dell’area metropolitana governiamo con giunte di centrosinistra, i nostri sindaci sono figli di una storia amministrativa senza pari, ma noi siamo consapevoli di una carenza di progettualità comune, a livello metropolitano, che renda percepibile ai cittadini un’unica visione su trasporti, ambiente, sviluppo e legami sociali. Molto dipenderà dalle scelte che Regione e Comune di Milano opereranno, noi ci impegneremo per essere promotori di un cambiamento di approccio. 


A livello di partito abbiamo imparato una consuetudine che è diventata il nostro DNA: contano le idee e non le appartenenze. Abbiamo provato a portare questa filosofia in ogni circolo sul territorio, non sempre ci siamo riusciti, perché a volte ci scontriamo con la volontà di chi vuole esprimere un posizionamento politico a tutti i costi. Dire che contano le idee significa che di fronte ad una progettualità, ad una volontà di cambiamento, ad un intervento positivo, al di là di chi li proponga, noi non facciamo valere le rendite di posizione. 
Il Partito Democratico metropolitano ha espressioni diverse in città e fuori, spesso si soffre la difficoltà di un eccessivo amministrativismo e di una resistenza a fare iniziative aperte che sappiano arrivare nelle case dei non iscritti e dei cittadini non appassionati di politica locale. Con un progetto denominato Nord Sud Ovest Est, l’anno scorso, abbiamo provato a raccontare un partito - albero che provasse a "modellizzare" un lavoro di territorio più aperto. 


Il volontariato intergenerazionale, le iniziative di confronto aperte al terzo settore ad ambiti esterni alla politica, le mobilitazioni e le attività non tradizionali, si sono sviluppate a livello metropolitano ma difficilmente hanno preso piede nelle singole zone. 
Io credo che Milano Metropolitana abbia la capacità e la forza di essere un modello, ma sono tante ancora le potenzialità da scoprire e sviluppare. Milano ha dalla sua esperienze virtuose che possono essere portate altrove se si decide che la strada della vocazione governativa, dell’inclusione e della capacità organizzativa capace di mobilitare e far sentire protagonisti, sia quella che vogliamo percorrere. Con i suoi errori, ma anche coi suoi risultati, Milano Metropolitana rappresenta un luogo dove la sua identità si manifesta con la capacità di chiedersi cosa poter fare ogni giorno per la sua intera comunità. 

 

Ecco forse qual è la conclusione:  il “modello Milano” esiste ed è proprio questo atteggiamento che possiamo esportare e replicare a piene mani. Il PD nazionale può, anzi deve, diventare una comunità di pratica in cui esplorare questo modello di fare politica, un’attitudine che ha dimostrato i suoi risultati e di cui noi possiamo essere promotori.