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16 MARZO 2018

La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri

Un caro amico, Massimo Sacchi, mi ha suggerito una metafora che credo calzi a pennello con la stagione che sta attraversando il nostro partito: “La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri, e ancora non lo sa.”

 

L’immagine suggerita dalla filastrocca di Stefano Benni non restituisce solo il senso della distanza poetica fra ragione e sentimento ma offre un’efficace chiave di lettura della sindrome da cui è affetto oggi il nostro partito. All’estremità del lungo collo della giraffa una testa lontana dal suo corpo: una testa che quindi lavora e un corpo troppo distante per vederne e percepirne gli sforzi. Credo che il PD oggi soffra della distanza col suo popolo, di quella connessione fra ciò che fa e la sua comunità.

 

All’indomani del voto del 4 marzo tutti noi ci siamo interrogati sulle ragioni di una sconfitta netta e cocente.  Una sconfitta che va necessariamente letta all’interno di una cornice storica, che racconta una forbice di diseguaglianza di reddito e di opportunità. Una diseguaglianza che si fonda su fratture geografiche, ma anche di genere e generazionali.

 

In questi mesi abbiamo portato avanti una campagna raccontando un’idea di futuro possibile e reale, abbiamo raccolto il voto di chi crede che dall’apertura e dal guardare in avanti possano discendere opportunità di crescita, ma purtroppo non quello di chi si sente escluso da quella velocità, da quel successo, da quell’innovazione che, per esempio, stanno caratterizzando Milano.

Ecco perché la grande sfida della sinistra oggi, di tutta la sinistra – da quella italiana a quella europea -, deve essere quella di riconnettere. Sì, riannodare i fili di un legame che oggi è più che mai sfilacciato. Un legame necessario a renderci capaci di rispondere a quelle fasce di popolazione che versano in condizioni di fragilità ed esclusione, a chi - nonostante gli sforzi - la nostra risposta di governo delle paure non è arrivata, a chi ha visto soddisfatto questo bisogno crescente di protezione dalle forze avversarie, che lo hanno cavalcato e interpretato in termini securitari e assistenzialisti.

 

Adesso non possiamo fermarci o peggio chiuderci in noi stessi, dobbiamo usare questo momento di riflessione per confrontarci, per dibattere, ma non per stare fermi. Abbiamo il dovere di reagire rapidamente allo scoramento e alle polemiche: basta parlarci addosso, adesso dobbiamo agire raccogliendo risorse ed energie.

Il segretario reggente Maurizio Martina ha indicato la road map: innanzitutto animare e coinvolgere. Riempiamo i circoli e ripartiamo da lì. Io vorrei interpretassimo questo sentimento di riscatto alla milanese: allarghiamo il più possibile alle forze di centrosinistra, apriamo i circoli al territorio e all’energie di più persone possibili, dobbiamo prepararci per essere all’altezza delle importanti e imminenti sfide delle amministrative.

 

Serve un coinvolgimento reale e vivo sui territori: perché sono le persone con le loro idee e speranze che possono vincere la paura. Questo ce lo insegna Davide, vent’anni, che dopo i risultati del 4 marzo ha deciso che era quello il momento di attivarsi ed entrare a far parte della comunità del PD.

È questo il segno della ripartenza. Avanti, insieme.