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24 OTTOBRE 2017

Il futuro è l'autonomia delle città

Nella storia del centrosinistra c’è uno spirito federalista.
Per questo, se penso ad una bandiera che sventola per più autonomia, quella non può essere della Lega. Una Lega cui tocca intestare una sconfitta politica, vista la percentuale di affluenza molto modesta registrata al referendum di domenica. Soprattutto se confrontata con quella del Veneto, dove si è sfiorato il 60%.

 

Al netto della campagna ingannevole che ha preceduto il voto, tuttavia, non possiamo minimizzare né ignorare la richiesta dei cittadini. 

In ballo non c’è di certo la deriva catalana. Il tema oggi non può essere un centralismo lombardo in contrasto con lo Stato, ma piuttosto un’autonomia che rimetta al centro gli enti locali. In questo senso c’è una grande responsabilità da addossare a Regione Lombardia, del tutto assente nel suo ruolo di coordinamento delle risorse e funzioni a livello territoriale.
Non ci interessa inasprire conflitti fra le regioni cosiddette più ricche o più povere, o peggio fra quest’ultime e lo Stato, l’orizzonte deve essere quello delle Città. È lì che bisogna lavorare per ridurre la burocrazia e mettersi all’ascolto, aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione e ridurre il carico fiscale. Sono certo che la richiesta dei lombardi, così come quella dei veneti, sia il rafforzamento degli enti più prossimi a loro, con un coordinamento responsabile e concreto da parte della Regione.

 

L’autonomia delle città è una delle grandi sfide che la sinistra deve affrontare. Ecco perché Beppe Sala domenica è volato a Parigi. Nella capitale francese per un vertice sul clima che ha coinvolto i sindaci di dodici grandi metropoli mondiali, fra cui Milano, che hanno siglato un accordo per impegnarsi concretamente a liberare i nostri Paesi delle energie fossili entro il 2030.

Cosa può fare una Regione governata da un partito che ha finora disatteso e fallito ogni appuntamento di riforma in senso federale? Una Lega in imbarazzo e spaccata oggi dalle ambizioni sovraniste del suo leader che vorrebbe togliere il Nord dal logo e da un Maroni che si scopre lontanissimo dalle aspirazioni del governatore veneto, Luca Zaia, il quale sembra rispolverare vecchi disegni secessionisti? Nulla. 

 

Serve una Lombardia finalmente vicina ai lombardi, capace di prendersene cura. Una Regione che sappia cogliere le occasioni di sviluppo e sia capace di coordinare incentivi e risorse a livello locale, senza lasciare tutto il peso in capo ai sindaci.

Tocca a noi farlo. Tocca a noi sostenere un bravo sindaco come Giorgio Gori per scrivere una pagina nuova e migliore in Lombardia.