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27 GIUGNO 2017

Riprendiamoci il futuro

È inutile nascondersi dietro un dito: la sconfitta di Sesto San Giovanni fa male, come fanno male anche le altre. E non basta guardare ad un sostanziale pareggio tra comuni vinti e persi per essere soddisfatti, perché non mi è mai piaciuto perdere ed è giusto assumersi piena responsabilità, sia nei momenti di vittoria che in quelli di sconfitta. 


Soprattutto per questo ho deciso di convocare, immediatamente, la Direzione metropolitana: l'identità di un Partito non è l'identità di un singolo, ma di un insieme di donne e uomini, che va costruita pezzo per pezzo, senza la presunzione che ci sia qualcuno più importante di un altro.  

Le riflessioni che si possono fare sono tante e si sommano l'una all'altra.

Il primo aspetto che mi preme sottolineare è l'alta disaffezione al voto. Abbiamo affrontato questo tema anche durante il tuor Nord Sud Ovest Est. L'impressione che ho è che saranno risultati che ci accompagneranno per molto tempo. Di fronte al calo dell'affluenza non ci sono soluzioni semplici, perché cambiano completamente la prospettiva e la capacità comunicativa.

 

Il centrodestra cresce nei comuni amministrati: cinque anni fa Silvio Berlusconi era un leader dimissionario e il centrodestra frantumato dai dissidi tra Lega e Forza Italia, mentre oggi i rapporti di forza sono cambiati a favore della Lega, ma il centrodestra di opposizione ha saputo ricompattarsi. Noi, invece, subiamo le scorie di anni di responsabilità di Governo e la continua divisione a sinistra rende impalpabile il contributo nella coalizione, dei partiti a sinistra del PD. Un guaio, un grosso guaio per chi crede nel fronte compatto e vede, invece, le forze politiche in una costante lotta volta ad indebolirsi lasciando ampi spazi alle destre.

Concordo con chi dice che però limitarsi a considerare le coalizioni come un aspetto centrale di proposta politica sia profondamente sbagliato. L'azione di Minniti sul tema immigrazione e accoglienza, l'esperienza del Patto dell'area metropolitana milanese, le politiche del lavoro e la riduzione delle tasse, l'apertura e la crescita di Milano vissuta in questi anni, sono esempi dai quali ripartire nell'azione e nella costruzione della progettualità politica. Siamo il partito delle riforme, lo dobbiamo essere a livello locale e nazionale. Riforme per un Paese più snello, semplice, rispettoso dell'ambiente, sicuro e giusto.

 

Vorrei soffermarmi, infine, sul rapporto tra i territori e la segreteria nazionale. Spesso una visione autocentrata del PD lo legge come un Partito ancorato ad un unico leader. In realtà chi vive il Partito Democratico conosce la grande autonomia che i territori e i circoli comunali hanno nella loro azione. Un'autonomia unica nel panorama politico, poiché tutti gli altri partiti e movimenti sono invece abituati a scelte di grande verticismo. 

 


Al di là di quanto ci dicano i risultati di domenica c’è una responsabilità cui non possiamo sottrarci: siamo l’unica forza politica che può arginare il populismo, dato da una nuova e pericolosa saldatura fra le destre e il Movimento Cinque Stelle.
Dobbiamo trovare il coraggio di proporre idee di cambiamento e innovazione. E dobbiamo 
farlo perché siamo il più grande partito riformista e progressista.

Torniamo a pensare in grande e trasformiamo l'amarezza in uno slancio. Riappropriamoci del futuro, per farne qualcosa di meraviglioso.