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29 MAGGIO 2017

Il coraggio delle idee è più forte delle minacce

 

Domenica i due principali quotidiani nazionali, Il Corriere e La Repubblica, hanno raccontato due piazze rendendone ben evidente la distanza e l’estrema contrapposizione.

 

A una settimana esatta dalla manifestazione che aveva portato a marciare circa 100mila persone, la destra si raduna per gridare slogan incendiari “fuori i profughi dalla città” e “prima gli italiani”, al corteo No invasion.  Sfilano con tanto di saluti romani, esibiti al grido di boia chi molla, e fumogeni tricolore. E, tra chi intona faccetta nera, non mancano neppure quelli che mostrano vessilli repubblichini.

 

Sabato la destra, a Milano, sfoggia così il suo volto più nero, parla alla pancia dei cittadini. Ma per fortuna a rispondere sono in pochi, solo un centinaio.

Cavalcano lo spettro populista che oggi si aggira in tutta Europa, cercano la riscossa elettorale e mietono "vittime", che spesso trovano il loro sfogo preferito sui social network, nascondendosi dietro un pc, dove vomitano veleno e violenza. 

 

A soli sette chilometri di distanza, nel frattempo, nella piazza di Sesto San Giovanni, va in scena tutto un altro film. Niente saluti romani o fumogeni. Niente slogan o invettive, ma solo fiori.
Tante margherite colorate in segno di solidarietà alle nostre amministratrici, bersaglio di bieche minacce per il loro impegno a favore dell’accoglienza. 

Una piazza gremita, pacifica e festosa, per dire no all’odio e alla violenza politica di qualsiasi colore essa sia.

 

Era giusto esserci sabato per dare una risposta simbolica, ma forte, ad episodi ormai non più isolati. E perché è giusto opporsi a politiche che fomentano odio verso il diverso e diffidenza nei confronti di chi mostra responsabilità nella gestione di un fenomeno che non è più emergenziale e, soprattutto, verso chi, come tanti amministratori del PD, si impegna quotidianamente in modo concreto.

Le violenze reiterate in questi giorni non possono essere sottovalutate e bisogna denunciare le forze politiche corresponsabili di quanto accade: dire chiaramente ad esempio che ci sono partiti, come la Lega, che costruiscono campagne elettorali sulle paure e sulle menzogne, con un'offensiva pressapochista oltre che xenofoba, che finisce per generare un clima pesante di astio e rabbia dove covano episodi come questi.

 

Siamo dentro una crisi violentissima, in una cornice complessa che è quella della nostra epoca, con migrazioni, estremismo, esclusione sociale e povertà. Le soluzioni non possono trovarsi nelle facili scorciatoie della caccia al nemico, ma in politiche concrete che coniugano diritti e doveri, accoglienza e sicurezze.

Negare questo vuol dire lasciare spazio a chi sabato ha voluto offrire una pessima immagine, con rituali, slogan e gesti che ricordano brutte cartoline del ventennio.